Un capolavoro rinascimentale
- Milano Segreta

- 2 giorni fa
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i San Satiro, della sua bellezza, e del capolavoro del Bramante, l'inganno ottico piú famoso della storia dell'arte, ne abbiamo parlato più volte; ma c'è altro, di cui pochi si accorgono.
Un altro capolavoro si nasconde dietro una porta nella cappella a sinistra: è il "Compianto sul Cristo morto", uno dei gruppi scultorei in terracotta policroma piú importanti dell'intero Rinascimento italiano per intensità espressiva, realismo e qualità artistica , realizzato da Agostino de Foundulis.
Nonostante de Foundulis non sia conosciuto da tanti come Bramante o Leonardo, gli storici dell’arte lo considerano il massimo maestro della terracotta del periodo rinascimentale, che fondeva nelle sue opere spesso il linguaggio di Mantegna e di Donatello.
Nel 1483 de’ Fondulis firmò un contratto con la Confraternita di Santa Maria presso San Satiro.
Non gli venne commissionata soltanto questa scultura: gli fu affidato l'intero programma decorativo della nuova chiesa, comprendente anche il grande fregio in terracotta della sagrestia e decine di statue per la cupola.
Il Compianto fu completato in pochissime settimane ed è situato nella cappella piú antica di San Satiro.
Ciò che rende l’opera eccezionale è anche la tecnica:
le 14 figure furono modellate una per una in terracotta, a grandezza quasi naturale e dopo la cottura vennero dipinte (terracotta policroma) per simulare il colore della pelle, dei tessuti e dei capelli, aumentando il realismo;
ogni volto ha un’espressione diversa, dolore, disperazione, incredulità e raccoglimento. L’obiettivo era far sentire lo spettatore parte della scena, quasi come se assistesse dal vivo ad una scena teatrale.
C’è poi un dettaglio poco noto: il contratto prevedeva che il lavoro fosse eseguito secondo il progetto di Donato Bramante (”secundum apparere magistri Donati”), segno della stretta collaborazione tra Bramante e Agostino de’ Fondulis nel cantiere di San Satiro, questo è significativo, di come spesso, mentre a Roma gli artisti gareggiavano tra loro per accaparrarsi le commissioni dei papi, a Milano gli stessi collaboravano assieme negli stessi cantieri, in una sorta di grande laboratorio sperimentale voluto dagli Sforza.





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